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| Autobiografia |
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La mia autobiografia...
anzi la sua.
La mia vita per certi versi è una bella, bellissima
favola
e come per tutte le favole che si rispettino parlerò di me stesso in terza
persona, aiutato dal mio caro amico Eros, dando a chi mi legge limpressione di
vivere in maniera più coinvolgente la meravigliosa avventura di Maurizio Ganz.
Allora, miei cari lettori,
Maurizio Ganz nacque a Tolmezzo il 13 Ottobre 1968. Carino (mi faccio un
po di pubblicità), con la faccia da furbetto e gli occhi vivacissimi, vive la sua
primissima infanzia in maniera serena e spensierata, confortato dallaffetto dei suoi
cari; ma, vista anche la derivazione genetica del piccolo ( il papà era stato infatti, in
gioventù. un buon portiere) si capisce subito che quel frugoletto tutto pepe avrebbe
avuto una destinazione di vita pressoché certa; avrebbe avuto un futuro da calciatore. Ed
il pallone, quella sfera magica frutto di tante passioni e di tanto desiderio, si
impadronì subito di lui, tanto che, giovanissimo, indossò la sua prima maglia ufficiale
in quel di Fusine in Val Romana, splendido paesino nel quale Maurizio visse la sua
infanzia, e che dista 3 chilometri dalla Slovenia e 10 dallAustria. Il suo primo
allenatore, manco a dirlo, fu il suo papà e la leggenda ganziana racconta che
fu lunico mister della sua carriera che riuscì a farlo piangere, pretendendo da lui
non il massimo, ma di più. Sicuramente fortificato da questa severa, ma anche
affettuosamente paterna, forma di crescita sia umana che calcistica, il Ganz tenta il suo
primo grande salto ed a 9 anni valica i confini del suo paesino andando a giocare a
Tarvisio (7 km. da casa) e dando subito agli addetti ai lavori la certezza di avere di
fronte un piccolo fuoriclasse. Pensate che la sua avventura nella cittadina friulana dura
per ben 6 anni ed il piccolo furetto comincia a riversare nelle porte avversarie fiumi di
gol, vincendo, ad ogni annata calcistica, la classifica marcatori. Particolarmente vivo è
il ricordo del 1981; Maurizio viveva ancora a Tolmezzo (a casa della nonna) e frequentava
la scuola Gian Francesco da Tolmezzo con la quale ebbe la soddisfazione e
lonore di partecipare ai giochi della gioventù. La sua squadretta, anzi squadra, e
ora capirete perché, sbaragliò tutti gli avversari friulani e, dopo aver superato le
eliminatorie comunali, provinciali e regionali approdò in quel di Roma, a rappresentare
la loro regione nelle finali nazionali. Erano 8 le formazioni rimaste a fronteggiarsi e la
scuola Gian Francesco finì con il classificarsi seconda (sconfitta nella
finale ai rigori) e mettendo in luce un giovane di grandi speranze, che si aggiudicò la
classifica cannonieri con 5 gol in 4 partite (già
el segnava sempre lu!). Fu in
quelloccasione che il nostro Maurizio ebbe lonore di conoscere il primo di una
miriade di grandi personaggi che gli ruotarono intorno nella sua lunghissima carriera;
conobbe infatti lidolo di quei tempi, Bruno Conti, che andò prima
dellincontro di finale a salutare gli intimiditi ragazzini friulani, nella speranza
di infondere loro un po di coraggio
beh, cari amici, mi dice Maurizio che
ancora adesso si domanda se negli anni successivi il grande Bruno si fosse ricordato di
averlo conosciuto in quel frangente così particolare, dimostrando in questo modo la sua
inimitabile maniera di vivere la sua vita con tutte le emozioni, tutte le passioni fatte
dai momenti più che dalle soddisfazioni puramente materiali. E non è tutto
. In
quella splendida avventura romana, la finale fu giocata nel mitico Flaminio, il nostro
beniamino fu notato anche da Alfredo Pigna, indimenticato telecronista del tempo, che
predisse alla mamma di Maurizio un futuro radioso nel mondo del calcio e finì con
linvitare lormai famosa squadra di Tolmezzo alla madre di tutte le
trasmissioni sportive, la storica Domenica Sportiva. Ma i Giochi della Gioventù
finiscono, ed anche la splendida emozione fatta di purezza e spensieratezza in quella
azzurra primavera romana diventa solo un piacevole ricordo, ed a quel punto inizia per
Ganz un interminabile sequela di provini fra i quali emergono quelli effettuati con
lUdinese, con lInter e con lAtalanta che per ironia della sorte scartano
senza tante remore il giovane attaccante di Tolmezzo. Maurizio, a questo punto, mi
interrompe e mi fa notare, con un sorrisino ironico e beffardo, che le squadre citate
spesero poi, durante lo svolgersi della sua carriera, dai 6 ai 7 miliardi del vecchio
conio, per avvalersi delle sue prestazioni. Scartate grosso, opulenti e ciechi pachidermi,
scartate pure!!! Non ebbe invece bisogno di tante lungaggini ed insulsi provini la
Sampdoria, che lo tesserò nel 1985; osservato da invisibili, ma preziosissimi talent
scout, nei più reconditi campetti di provincia, Maurizio venne immediatamente prelevato
dalla società blucerchiata e lallora direttore delle giovanili della squadra
genovese, tale Arnuzzo, dichiarò al compianto Presidente Mantovani: -
.o lo
comprate voi, o lo compro io!! Inizia per il bomber di Tolmezzo una lunga trafila nelle
giovanili della Sampdoria, che lo vede sempre in prima fila, dagli esordienti sino alla
Primavera
.e sapete chi era lallenatore che seguiva, passo dopo passo, la
crescita del giovane talento friulano? Un certo, burbero e dispotico viareggino, mister
affamato di gloria, che rispondeva al nome di Marcello Lippi. E così, e finalmente,
alletà di 17 anni, Maurizio Ganz fece la sua prima partita in Serie A.
Lesordio avvenne a Marassi, davanti al suo pubblico e quando, a metà ripresa,
avvenne la tanto agognata sostituzione con limmenso Gianluca Vialli, lo stadio
tributò al ragazzino pieno di tante speranze un beneaugurante ed affettuoso applauso; per
la cronaca la partita vedeva lAtalanta di fronte ai blucerchiati ed il risultato non
fu certo dei migliori, visto che i nerazzurri si imposero con un gol di Prandelli (che
sarebbe poi divenuto suo mister) e non diedero a Maurizio la soddisfazione di bagnare il
suo esordio con un risultato positivo. Giocò per 2 anni, il ganz, con la compagine
genovese, inanellando una ventina di presenze, e tra i suoi affascinanti ricordi di quel
periodo il più importante è senza dubbio legato al momento in cui ebbe la grande fortuna
di avere come avversario il più grande giocatore di calcio di tutti i tempi: Diego
Armando Maradona; ha una foto, Maurizio, nel suo cassetto dei ricordi, una foto che lo
ritrae abbracciato al Pibe de oro e che è probabilmente uno dei cimeli più gelosamente
custoditi, fra i tanti della sua lunga carriera. Con quella faccia un po
così, quellespressione un po così, Ganz lascia nel 1988 la terra
ligure, per approdare, con la formula del prestito, in Brianza, in quel Monza in cui la
deflagrante coppia dattacco era da lui formata, insieme ad un dinoccolato ed un
po sgraziato lungagnone, che rispondeva al nome di Pierluigi Casiraghi! In terra
lombarda il nostro talento era allenato da Pierluigi Frosio e, si racconta, il mister
soleva dire che Ganz era un giocatore da trasferta, cosa che stupì molto Maurizio,
perché fino ad allora tutti gli asltri allenatori gli avevano assicurato che la sua
fortuna la avrebbe fatta fra le mura amiche!! Veramente strano e bizzarro il calcio.
Lanno successivo Ganz viene acquistato dal Parma, che affrontava il campionato di B,
di Nevio Scala e, pur avendo dei piccoli problemi con il Mister e la Società, ebbe il
conforto di una piazza che subito gli dimostrò il suo grande affetto. Era il momento il
cui stava nascendo il grande Parma degli anni a venire ed il nostro bomber diede un
importante contributo alla promozione in Serie A della squadra emiliana; da ricordare, in
particolare, la vittoria ottenuta al Mirabello di Reggio Emilia, nellaccesissimo
derby contro la Reggiana, dove Maurizio,con una fantastica doppietta, conquistò
definitivamente i cuori della tifoseria parmense....
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